Windows 8: come è nata la tastiera virtuale
Si è fatto un gran parlare di Windows 8 e del suo debutto sui tablet. Quello che forse è meno noto è l’enorme sforzo per mettere sul mercato un sistema operativo “ibrido” che riesca ad avere la stessa fruibilità su un dispositivo touch o su un pc desktop. Molta attenzione è stata dedicata ad un elemento fondamentale nei SO per tablet, ovvero alla tastiera virtuale.
Le esperienze precedenti, tra Windows Vista e Windows 7 non sono state esaltanti: la tastiera era una sorta di widget che si palesava alla bisogna. Ora, sul blog di MSDN, Steven Sinofsky (responsabile delle divisioni Windows e Windows Live) e Kip Knox (uno dei membri del team di gestione della Windows User Experience) parlano di come la società di Redmond sia ripartita da zero per ottenere gli ottimi risultati della tastiera virtuale di Windows 8.

Intendiamoci, nulla di nuovo sotto il sole o che non si sia già visto su altri SO mobile, anche (o soprattutto) perché Microsoft arriva buona ultima nel mondo dei tablet. Il documento è comunque interessante per capire come dietro un qualcosa che oggi diamo per scontato ci sia in realtà un enorme sforzo per cercare di raggiungere il miglior risultato possibile. Ecco, in sintesi, i punti salienti di questo approccio al nuovo sistema di input.
Ergonomia.
I tecnici di Redmond hanno fatto molti studi, ma soprattutto hanno fatto ricerca fra gli utenti. Attraverso osservazioni e interviste, sono state individuate tre posizioni fondamentali:
- Una mano che tiene il dispositivo e l’altra che interagisce con l’interfaccia.
- Due mani tengono il dispositivo, digitando con i pollici.
- Dispositivo sul tavolo (magari utilizzando uno stand) usando entrambe le mani.
Il risultato è qualcosa molto simile all’app Android Thumb Keyboard, con la stessa dose di personalizzazione e adattamento al singolo utente. Utilizzando particolari strumenti di misurazione nell’uso di persone con mani di dimensioni diverse, si è riusciti ad ottenere un ottimo compromesso.
Scrivere sul vetro.
Il principale problema nel digitare su uno schermo touch è la mancanza di un feedback reale sotto le dita. Questo attualmente è (e sarà ancora per un po’) un problema insormontabile, quindi si è deciso di puntare sulle opportunità offerte dal touchscreen, piuttosto che farsi scoraggiare dai limiti del medesimo. Particolare attenzione è stata dedicata al correttore automatico, che limita al minimo i refusi in fase di battitura su tastiera “flat”.

Layout.
Una volta realizzati i “parapetti” per gli errori inevitabili, si è dovuto determinare il layout di tastiera (quali tasti e in che punto). Le posizioni dei tasti hanno una grande influenza sulla velocità di battitura (e di precisione).
La maggior parte delle persone ha sviluppato abitudini relative alle tastiere fisiche (e lo stesso discorso vale anche per persone i giovani dattilografi della “generazione T9″) e allora il layout, ad esempio, deve essere abbastanza grande per essere preciso, ma non così grande da oscurare l’applicazione. La tastiera virtuale di Microsoft è ottimizzata principalmente per la digitazione, perché questo è il suo scopo primario, e per riuscirci deve essere sufficientemente ampia.
Tastierino numerico.
I numeri vengono usati di frequente nel lavoro. In Windows 7 o con una tastiera fisica si è abituati a trovarli nella parte superiore, ma non è un sistema ottimizzato per dispositivi touch.

Considerando che in un tablet “medio”(ad esempio con uno schermo di 10,1 pollici) aggiungere una fila di numeri vorrebbe dire che più della metà del display dovrebbe essere coperto dalla tastiera, si è optato per separare i caratteri dai numeri (accessibili premendo il tasto 123) anche in virtù del fatto che, spesso, si tende a immettere i numeri (e i simboli) contemporaneamente (specialmente se in sequenza).
Per la disposizione, si è optato per quella cui gli utenti sono più abituati – su telefoni e telecomandi – con i numeri 1,2,3 in alto (piuttosto che 7,8,9, come su molte tastiere di computer). Stesso discorso per il tasto tab: inserendolo tra i numeri e simboli, si è visto che gli utenti correvano meno il rischio di premerlo inavvertitamente.
Effetti Speciali.
Nel cercare di creare la “tastiera virtuale perfetta”, Microsoft non ha badato a spese, utilizzando anche sistemi che tracciando il movimento degli occhi (eye-tracking) degli utenti potessero creare un modello che rendesse più semplice disporre i tasti nella posizione più naturale.
Trovate dettagli, immagini e approfondimenti nel blog di MSDN.
