[Retro Video] Olivetti Quaderno unboxing
Quando mi è arrivata la email di un visitatore del sito alla ricerca di un consiglio tra un netbook Asus e un modello di una “marca strana che non ho mai sentito”, ovvero Olivetti, ho creduto fosse uno scherzo. Ma ragionandosi su ho realizzato che veramente i nati negli anni 90, i nuovi ventenni, possono non conoscere questo marchio. Così ho colto l’occasione per girare il video unbox (o meglio, retro-unbox) che vedete sotto. Se pensate all’Eee PC 701 come al primo netbook in commercio, fermatevi 10 minuti e guardatelo.
Olivetti Quaderno uscì in Italia nel 1992 con un prezzo di listino pari a 1.350.000 lire e con la dicitura ultraportable pc; era effettivamente uno dei primi computer portatili di quelle dimensioni rivolto agli utenti finali, non ai laboratori, alle industrie o ai mercati di nicchia (non si può parlare di settore consumer per quei tempi, ma vedetelo come una cosa simile).
Con processore NEC a 16Mhz, 20MB di spazio su disco e 1MB di RAM, era un eccezionale strumento da lavoro portatile e riduceva di 1/3 il peso dei computer trasportabili dell’epoca. Il design particolare permetteva di tenere tutto in 1050 grammi, peso inferiore a molti dei netbook 10 pollici attuali. Ovviamente lo spessore non è paragonabile (32mm), la dotazione hardware e la flessibilità dei computer moderni lo fanno sembrare un vero dinosauro, ma a distanza di 20 anni dal suo ingresso nel settore informatico tratta concetti ancora moderni.
Come anticipato nel filmato, venne aggiornato qualche mese dopo (Quaderno 33) con un processore più veloce, un disco di maggiore capienza e, soprattutto, con un sistema operativo di nuova generazione (Windows 3.x al posto del DOS Olivetti) che fece quasi triplicare il prezzo di vendita senza però pregiudicarne il successo.
Indubbiamente noto una qualità costruttiva migliore delle attuali, ma in fondo è difficile fare i confronti viste le differenze di prezzo tra i netbook low-cost di oggi giorno e prodotti come questo. Da Olivetti Quaderno esce comunque una cura nei dettagli che è andata persa recentemente sotto la moda del “minimal”, e non parlo di finiture e di materiali ma di attenzione nella preparazione del prodotto; l’enorme manuale utente, necessario per via del particolare sistema operativo pre-installato, è un esempio di cosa intendo, perché non lascia nulla al caso, anzi, approfondisce.
Questo per far notare al mittente della email di inizio articolo – e a tutti i giovanissimi pari età – che Olivetti non è sempre stata quella del “netbook strano” o del tablet cinese rimarchiato e venduto in Italia; se ora corriamo dietro a schermi touchscreen, smartphone e dispositivi portatili sempre più intriganti, lo dobbiamo anche a questa azienda italiana, nata – lo ricordo – 103 anni fa.
Racconto queste cose dopo averle lette in rete (ero troppo piccolo all’epoca, anche se ricordo benissimo il peso del brand Olivetti negli anni successivi) per questo vi invito ad approfondire o, magari, a dire la vostra lasciando un commento sotto.






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